Come
scegliere il sesso dei figli l´ultima frontiera della provetta
Claudia Kalb
Polemica negli Usa per il dilagare delle tecniche che aiutano a
predeterminare la nascita di un bimbo o una bimba
Come scegliere il sesso dei figli l´ultima frontiera della
provetta
Gli specialisti di fertilità sono divisi sul valore etico
di queste procedure
I siti Internet che pubblicizzano i vari metodi sono presi d´assalto
Sharla Miller di Gillette, in Wyoming, ha sempre desiderato avere
una bambina, ma le probabilità di averne parevano minime.
Suo marito Shane ha due fratelli e Sharla, le sue tre sorelle ed
i suoi due fratelli hanno avuto un numero di bebè maschi
doppio rispetto a quelle delle femminucce. Dopo il primo figlio
della coppia, Anthony, nato nel 1991, è arrivato Ashton oggi
di 8 anni, e infine Alec di 4. Due anni fa Sharla ha iniziato a
prendere in considerazione l´idea di adottare una femminuccia.
Navigando su Internet per fare delle ricerche in merito è
capitata su un sito Web dell´Istituto della Fertilità
di Los Angeles, diretto dal dottor Jeffrey Steinberg, dal quale
ha appreso l´esistenza di una tecnica di fertilizzazione in
vitro denominata Pdg (diagnosi genetica pre-impianto). Dopo aver
creato degli embrioni al di fuori del corpo umano, e dopo averli
selezionati per sesso la tecnica Pdg garantisce con una sicurezza
del 100 per 100di avere il bebè del sesso desiderato. Costo:
18.480 dollari più le spese di viaggio. Così nel novembre
dello scorso anno alcuni ovuli prelevati da Sharla sono stati fecondati
in vitro col seme di Shane, dando origine a 14 embrioni sani, sette
di sesso maschile e sette di sesso femminile. Il dottor Steinberg
ha quindi trasferito tre degli embrioni femmina nell´utero
di Sharla, dove due hanno attecchito con successo. Se tutto andrà
bene, a luglio, in casa Miller, arriveranno due gemelline.
Dopo 25 anni di sperimentazioni e discutibili progressi nella medicina
della riproduzione umana ? bimbi provetta, donatori di uova, madri
ed uteri surrogati ? la tecnologia ha drasticamente modificato il
modo naturale di avere bambini. Non soltanto infatti oggi la scienza
può aiutare le coppie ad avere figli, ma può far avere
loro esattamente il bebè che vogliono. Certo, scegliere a
priori il sesso del nascituro può far sparire uno dei principali
misteri della procreazione, ma in realtà per chi si è
abituato ad avere ecografie fetali tridimensionali, chi sfrutta
ogni possibile tecnica per conoscerne il sesso a poche ore dal concepimento
o chi programma nei minimi dettagli il parto, questo è soltanto
un piccolo, ulteriore e inevitabile passo avanti.
L´interesse per questa controversa pratica sta letteralmente
dilagando. Nonostante inevitabili dubbi morali, gli americani si
stanno rivolgendo ai medici e stanno dando l´assalto ai siti
web che pubblicizzano le varie tecniche. Soltanto negli ultimi mesi
il sito del dottor Steinberg ha avuto oltre 85mila contatti. Presso
l´Istituto di Genetica di Fairfax in Virginia, è in
procinto di essere completato uno studio clinico della Food and
Drug Administration su una nuova e sofisticata tecnologia di selezione
dello sperma, denominata MicroSort. Tramite la radio i giornali
e vari tipi di annunci ("Vi piacerebbe scegliere il sesso del
vostro bambino?") l´Istituto ha reclutato centinaia di
coppie e dei 750 bambini che dovevano essere "scelti"
400 sono già nati. Altre coppie però preferiscono
continuare a ricorrere alla vecchia ? si fa per dire ? tecnologia,
alla discutibile tecnica di selezione dello sperma, come il metodo
Ericsson, che è adottato in una ventina di cliniche del paese.
La prima domanda è sapere se questa tecnica sia eticamente
accettabile, o se rappresenti il primo passo della scienza oltre
un limite che non deve essere valicato. Anche gli specialisti di
fertilità sono divisi sull´argomento: se ora infatti
la scienza può consentire di scegliere il sesso del nascituro,
non si arriverà alle inevitabili conseguenze, come voler
scegliere il colore degli occhi, l´altezza, il quoziente d´intelligenza?
La scelta di un sesso piuttosto che l´altro non potrebbe diventare
la nuova forma di discriminazione del XXI secolo? Non potrebbe,
come avvenuto in Cina, alterare il naturale rapporto tra individui
di sesso femminile ed individui di sesso maschile?
I paesi europei, gran parte di essi, proibiscono questa selezione
del sesso del nascituro e di questi tempi l´America si interroga
se non sia il caso di ricorrere a delle precise normative in materia.
Le riviste mediche, le commissioni etiche universitarie già
si stanno interrogando da tempo. Ora ci si interroga anche a Washington,
ai massimi livelli.
Dopo il loro primo figlio, Mary e Sam Toedtman sperimentarono tutti
i "rimedi della nonna" e i consigli di parenti e amici
per avere una femmina. E´ stato dopo un periodo di riflessione
che si sono iscritti al programma di sperimentazione della Microsort
per "equilibrare la famiglia". Il programma di "family
balancing" della MicroSort ha avuto inizio nel 1995: da allora
sono 1.300 le coppie che si sono iscritte. Non sempre, però,
il risultato è quello voluto, in fatto di sesso del bebè:
dalle ultime stime risulta che solo il 91 per cento delle coppie
che avevano chiesto una bambina sono riusciti ad averla, contro
il 76 per cento di chi voleva un maschietto e l´ha avuto.
I signori Toedtmans sono stati fortunati: dopo tre tentativi di
impianto, finalmente Mary ha dato alla luce Natalie, lo scorso aprile.
Ma che cosa accade quando viene al mondo un bambino del sesso che
si era preferito non scegliere? Che cosa fare degli embrioni di
sesso opposto? Negli Stati Uniti non esiste ancora nessuna normativa
che proibisca la selezione del sesso. Molti ritengono che occorrerebbe
regolare la sicurezza e l´efficacia di tecnologie riproduttive
come la Pgd. Finora i neonati venuti al mondo con questa tecnica
hanno avuto un tasso di malformazioni (tipo la sindrome di Down)
del 2,4%, contro il 3,4 per cento del resto dei neonati. Dopo un
milione di bambini nati con la tecnica della fecondazione in vitro,
quella tecnica è routine. La stessa cosa, forse, avverrà
con la selezione del sesso.
(copyright Newsweek - La Repubblica. Traduzione di Anna Bissanti)
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