I
Quesiti Referendari
I titoli ufficiali della legge in oggetto di Referendum
1 - Limite alla Ricerca clinica e sperimentale sugli Embrioni (cap.
IV, art. 13; cap. VI)
2 - Norme sui limiti all'accesso (cap. VI, art.14)
3 - Norme sulle finalità, sui diritti dei soggetti coinvolti
e sui limiti all'accesso (cap. VI)
4 - Divieto di fecondazione Eterologa (cap. II, art. 4 comma 3)
Le "ragioni" slogan dei promotori del Referendum
1 - Per consentire nuove cure per malattie come l'Alzheimer, il
Parkinson, le Sclerosi, il Diabete, le Cardiopatie, i Tumori
2 - Per la tutela della salute della donna
3 - Per l'autodeterminazione e la tutela della salute della donna
4 - Per la fecondazione Eterologa
1 Quesito
Il divieto di compiere ricerche ed esperimenti sull’embrione
Il primo quesito, ad esempio, porta questa intestazione: “Per
consentire nuove cure per l’Alzheimer, il Parkinson, le sclerosi,
il diabete, le cardiopatie, i tumori”. Chi, di fronte ad una
simile promessa, si ritrarrebbe? Eppure, l’inganno c’è,
ed è di dimensioni colossali. Perché la “promessa”
referendaria riguarda presunte terapie ottenibili mediante la distruzione
di embrioni umani, per ricavarne cellule staminali.
La grande bugia scientifica è che le cellule staminali embrionali
sono una via promettente per trovare le cure indicate dal referendum:
non esiste un solo studio attendibile sull’uomo che riporti
risultati positivi per questa via, mentre esistono studi sull’animale
che dicono il contrario, cioè che le cellule staminali embrionali
sono poco governabili e altamente tumorigene. Al contrario, la letteratura
è ricca di successi ottenuti con le cellule staminali “adulte”,
reperibili nel sangue del cordone ombelicale fetale, nel midollo
osseo, nel fegato, nel pancreas, nel cervello, nelle cornee, nei
denti, nelle orecchie, nel tessuto adiposo…
Le cellule staminali adulte sono il futuro della ricerca, e sono
moralmente lecite perché non richiedono la soppressione di
embrioni. Infatti, anche se in un ipotetico futuro le cellule staminali
embrionali si rivelassero “utili”, rimarrebbe il grave
problema etico: non possiamo uccidere esseri umani – gli embrioni
– per salvarne (forse) altri. La ricerca sull’embrione
è già consentita dalla legge 40 (art. 13, c. 2), purché
non danneggi l’embrione stesso, come richiede ogni sperimentazione
su soggetti umani. Ogni vita umana, infatti, ha lo stesso valore
e la stessa dignità, qualunque siano le sue condizioni: età,
salute, razza, colore, intelligenza, forza, bellezza. Non possiamo
dunque sostenere che la vita dell’embrione umano, solo perché
più debole, vale di meno e può essere “sacrificata”
per la ricerca. Come suonerebbe il referendum se la sua intestazione
fosse: “Per la distruzione di esseri umani allo stadio embrionale
a fini di studio”? O dovremmo piuttosto dire “a fini
di lucro”?
2 Quesito
Il limite di tre embrioni destinati all’impianto e l’accesso
consentito alle sole coppie sterili
Il secondo quesito si dichiara “Per la tutela della salute
delle donne”. I referendari chiedono di revocare il limite
massimo di tre embrioni da produrre e trasferire in utero, previsto
dalla legge 40, sostenendo che in tal modo le donne avrebbero maggiori
possibilità di ottenere il figlio desiderato, senza sottoporsi
a nuovi e continui cicli di fecondazione. Anche qui, non si ammette
un dato di fatto, e cioè che le donne sono meglio tutelate
dalla legge 40 di quanto non fossero in passato, o di quanto non
sarebbero se il referendum passasse.
Dovendo produrre al massimo tre ovuli, infatti, si riduce proporzionalmente
la necessità di ricorrere a pesanti stimolazioni ovariche
per indurre farmacologicamente l’ovulazione, con i rischi
gravi – a volte letali – per la donna che tale stimolazione
comporta, spesso imprudentemente sottovalutati. Inoltre, ad una
massiccia produzione di ovuli si accompagna generalmente una scarsa
qualità degli ovuli stessi, buona parte dei quali vanno scartati
o espongono ad un maggior pericolo di patologie il concepito. Trasferire
tre embrioni, poi, offre la maggior percentuale di garanzie di “bambini
in braccio”. Oltre, le statistiche dicono che non aumenta
più il numero delle nascite, ma solo quello delle morti embrionali
o fetali, e le complicazioni della gravidanza.
Anche in questo caso, dunque, le regole poste dalla legge 40 contribuiscono
a rendere un po’ più simile alla generazione naturale,
e quindi un po’ meno traumatica, la fecondazione artificiale
per le donne, prima usate quasi come le cavie animali su cui si
sono esplorate, per molti anni, le potenzialità della fecondazione
in vitro, ottimizzando e potenziando la riproduzione a scopo di
mercato.
Questo quesito contiene un altro punto decisivo, ovvero l’abolizione
del divieto di eseguire la diagnosi preimplantatoria. All’inizio
sembrava ovvio: la fecondazione artificiale è per chi è
colpito dalla sofferenza della sterilità. Ma ora il quadro
sta cambiando, o forse è già cambiato: si vuole utilizzare
le pratiche per scegliere le caratteristiche del figlio, per ora
in negativo (non avere alcune malattie), un giorno non lontano forse
in positivo (avere le caratteristiche desiderate). Stiamo passando
dunque dal desiderio del figlio al figlio del desiderio, dalla logica
del dono alla logica della selezione umana. Infatti, specularmene
alla volontà di scegliere i figli sani, c’è
la volontà di eliminare i figli malati
Al di là del fatto che la diagnosi preimpianto non offre
garanzie di salute dell’embrione, che presenta un consistente
numero di falsi negativi, che causa comunque (qualunque sia lo stato
di salute) la morte di molti concepiti per il suo grado di invasività,
c’è un’evidenza inquietante: tale diagnosi rappresenta
il punto più basso di una mentalità eugenetica ancora
drammaticamente viva.
3 Quesito
I diritti del concepito
Il terzo quesito: "per l'autodeterminazione e la tutela della
salute della donna.." è identico al primo, con in più
la cancellazione dei diritti del concepito sanciti dall’articolo
1, scomodo perché rende ragione di tutte le misure a difesa
del concepito disseminate nella legge 40.
Non ci sono contraddizioni con la legge 194 se non nel caso che
si intenda la legge 194 come una legittimazione anticoncezionale
e quindi in linea distante dalle indicazioni della 194 stessa.
"Non siamo noi a conferire la dignità di essere umano.
Ce l’ha per il fatto di esistere. Alla società spetta
il dovere di tutelarlo e non stabilire se possa vivere o no."
Per questo uno dei leader radicali parla di bestemmia se si dice
che l'Embrione è (perché lo è in realtà)
una persona.
Sa bene che affermare la verità delle cose ridimensionerebbe
ogni sua campagna contro la vita.. curioso che usi il termine bestemmia..
questo legittima anche il fatto, non troppo sub-liminale, che egli
crede di essere vate di una nuova religiosità.. quella talebana
laica, appunto!
I complessi di inferiorità espansi nel delirio portano alla
rivelazioni dei desideri più nascosti: imporre la religiosità
della perdità di sé.
Questo è lo schema di lavoro programmatico dei referendaristi.
Ogni volta che nella storia si è affermato che un uomo non
è una persona c'è stata la barbarie e il degrado civile.
Nel passato è già successo con gli schiavi, con gli
indios, con i gli uomini di colore, con le donne, con i bambini:
tutti riconosciuti appartenenti alla specie umana, ma non "persone".
4 Quesito
Il divieto di ricorrere alla fecondazione eterologa
Il quarto quesito: "per la fecondazione eterologa" intende
cancellare il divieto di ricorrere alla fecondazione eterologa.
Tale tecnica è una di quelle più invocate da chi sostiene
di essere “personalmente contrario”, ma comunque favorevole
a consentire la pratica “per gli altri”. La fecondazione
eterologa in effetti è raramente necessaria, e molti di coloro
per i quali sarebbe “necessaria” non la vogliono, ritenendola
una forma di accanimento, una strada troppo gravosa per avere comunque
un figlio non biologico, almeno per uno dei due richiedenti. Molti
preferiscono, a questa stregua, la più nobile via dell’adozione,
che risponde al bisogno di una famiglia da parte di bambini che
già ci sono, e che sono purtroppo numerosi.
La fecondazione eterologa, in altre parole, aggrava i problemi già
insiti nelle tecniche di fecondazione artificiale, con pesanti ripercussioni
sull’equilibrio sociale (come conciliare il diritto alla propria
identità genetica del figlio con il diritto alla privacy
del “donatore”?) e sulla famiglia, come dimostra il
divieto di disconoscimento di paternità associato ovunque
alla fecondazione eterologa. In troppe circostanze, in effetti,
si sente di casi giudiziari in cui padri “unicamente sociali”
hanno ad un certo punto percepito un’estraneità rispetto
al figlio.
Dal punto di vista psico-sociale l'assenso all'eterologa, dunque,
funge da attuazione di un principio societario nemico del dono e
della paternità.
Qui parliamo di diritto naturale e non di morale cattolica.
Qualcuno cerca di confondere l'eterologa con l'adozione dimenticando
che l'adozione è un gesto di amore verso chi ne ha bisogno,
cioè il più debole, il bambino. Mentre l'eterologa
si pone come violenza e predeterminazione verso i diritti del nascituro
e danneggia gravemente il concetto di paternità responsabile
che è ciò di cui è carente la società
oggi e di cui il vivere civile ha estremo bisogno per il bene della
donna, della famiglia e del bambino.
Il fatto che alcuni paesi ne abbiamo dato il consenso non significa
che essa sia una via percorribile dal punto di vista civile e societario.
Già i paesi che ne hanno dato il consenso stanno sperimentando
il grave danno psicologico e psico-sociale che tale visione porta
alla società e alle famiglie. Una legge legittimata in tal
senso è solo una giustificazione ad un danno profondo che
l'uomo da a se stesso.
E' un modo legale per creare orfani.
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