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Le Acli: per questo motivi, non votiamo
Posizioni (07 maggio 2005)

La Direzione nazionale delle Acli ha approvato giovedì all'unanimità un documento sui referendum nel quale conferma l'opzione per il non voto. Al documento è stato allegato questo schema riassuntivo sui quesiti.


Quesito referendario n.1
Il divieto di compiere ricerche ed esperimenti sull'embrione
Il movimento referendario ha voluto esprimere il conflitto tra le ragioni della scienza e della ricerca, i diritti dei malati e i limiti imposti dalla Legge 40 alla produzione di embrioni "soprannumerari" rispetto a quelli che verranno effettivamente impiantati. Il referendum vuole reintrodurre la possibilità del "congelamento" e la sperimentazione distruttiva degli embrioni, nonché la clonazione embrionale, ovvero la creazione di embrioni che siano "cloni" del paziente adulto. In realtà, le terapie oggi esistenti ricavate dalle cellule staminali riguardano solo le cellule provenienti dagli adulti e dal cordone ombelicale. In questo ambito sono stati ottenuti risultati scientificamente significativi. Ai problemi sollevati da questo quesito si può rispondere in altro modo:
- è piuttosto necessario concentrare gli sforzi in questa seconda direzione di ricerca, promuovendone lo sviluppo attraverso l’'investimento di risorse economiche e umane, componendo le necessità della ricerca per combattere il dolore e le malattie con tecniche rispettose della vita
- si deve invocare almeno il principio precauzionale rispetto ad interventi di tecniche biogenetiche che intervengono radicalmente nella vita umana

Quesito referendario n. 2
Il limite di tre embrioni destinati all'impianto e l'accesso consentito alle sole coppie sterili
Questo quesito intende eliminare il limite (tre) degli embrioni prodotti per un unico immediato impianto, nonché il "principio di gradualità" nell'uso delle tecniche. Esso inoltre vuole consentire il ricorso alla procreazione artificiale anche alle coppie di cui non sia stata accertata la sterilità, dunque elimina il carattere terapeutico di "ultima istanza" della fecondazione artificiale, rispetto alle altre cure oggi disponibili. Vuole che sia consentito alle coppie di "ritirare il proprio consenso" all'impianto, anche dopo la fecondazione artificiale. Vuole consentire la selezione e l'eliminazione degli embrioni malati. Ai problemi riguardanti questo quesito si può rispondere in altro modo:
- la stimolazione ovarica per la produzione di embrioni in numero "illimitato" è in realtà una tecnica invasiva per la salute della donna;
- la diagnosi pre-impianto consente di individuare solo una percentuale minima delle malattie genetiche
- il "ripensamento" consentito alla coppia deresponsabilizza completamente chi accede alla fecondazione artificiale.

Quesito referendario n. 3
I diritti del concepito
Questo quesito è sostanzialmente identico a quello precedente. Se ne discosta perché aggiunge la richiesta dell'eliminazione dell'art. 1, comma 1 della Legge 40. ovvero quello che riconosce tutti i diritti dei soggetti coinvolti, compreso l'embrione. Alla logica di questo quesito si può rispondere che - l'eliminazione di questo articolo elimina in realtà un elemento fondamentale dell'assetto delle legge. e non semplicemente un suo "particolare"
- assumere il "punto di vista" dei "diritti del concepito" significa prendersi cura del soggetto più "debole"
- la considerazione dei "diritti del concepito" riguarda il riconoscimento del contesto relazionale entro cui avviene il ricorso stesso alla fecondazione assistita, contesto che è alla radice della responsabilità della coppia che vi ricorre
- l'eliminazione dei "diritti del concepito" finisce di fatto per cancellare i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compresi quelli degli aspiranti genitori, a cui fa riferimento l'articolo di cui si propone l'abrogazione

Quesito referendario n. 4
Il divieto di ricorrere alla fecondazione eterologa
Questo quesito intende eliminare dalla Legge 40 il divieto di ricorrere all'utilizzazione di ovuli e spermatozoi provenienti da persone estranee alla coppia. Alla proposta di questo quesito si può rispondere:- la fecondazione eterologa nega al concepito il diritto di conoscere le proprie origini, conoscenza fondamentale per ragioni psicologiche ma anche biologiche
- vanno attentamente valutate le difficoltà frequentemente riscontrate all'interno della coppia nell'accettazione di un figlio "biologicamente" solo di uno/a dei due;
- è opportuno segnalare il ripensamento di alcuni Paesi in cui tale pratica è consentita, nei quali o si è tornati sulla decisione o si è previsto l'obbligo di rendere noto il nome del donatore/della donatrice.
- l'imparagonabilità della fecondazione eterologa con l'adozione, che pone rimedio ad una situazione di abbandono di cui un bambino è vittima, laddove la fecondazione eterologa "produce" figli che non conoscono uno dei propri genitori.


 

 
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