| 03 Giugno 2005 ore 10:01
’Chi, in linea con la tradizione ecologista, e’ contro la manipolazione della fertilita’, la subordinazione dell’umanita’ alla tecnologia, agli inquinamenti e agli interessi dei grandi gruppi economici, per esprimere la sua scelta ha a disposizione una chiara manifestazione di volonta’ legittima anche in precedenti prove referendarie: non andare a votare’. Lo affermano Carlo Ripa di Meana e Giannozzo Pucci nell’appello ’a chi ha condiviso le battaglie ecologiste degli ultimi decenni’ a scegliere l’astensione nel referendum sulla legge 40.
Nell’appello si spiega che ’dal punto di vista ecologico: 1) il referendum e’ illegittimo perché la fecondazione naturale, come l’acqua potabile e i semi delle piante alimentari, è un diritto comune originario che nessuna legge puo’ violare; 2) votare si’ al referendum significa mettersi contro la donna e la natura, dalla parte dei gruppi farmaceutici e dei loro interessi. Cio’ in coscienza e’ assolutamente impossibile; 3) votare no significa, in nome di un politicamente corretto malinteso e in nome di un senso civico fuori luogo, difendere attivamente la legge 40 che legifera sull’ embrione fuori dal suo ambiente naturale e ammette la fecondazione tecnologica della donna, seppure con soli tre embrioni. Ma c’e’ piu’ distanza fra zero e tre embrioni che fra tre e tremila.
’Ci rivolgiamo a coloro che hanno condiviso le battaglie ecologiste degli ultimi decenni - dicono Ripa di Meana e Pucci - a partire da quelle contro gli inquinamenti chimici, passando al nucleare fino alle ultimissime dedicate a contrastare le manipolazioni genetiche. Esemplificate, queste ultime, dagli organismi geneticamente modificati (Ogm) per il mais e i pomodori transgenici e sul fronte delle modificazioni genetiche degli animali dalla fosca storia della pecora Dolly, una dura prova, riassunta dallo slogan ecologista ’Non consegniamo il futuro a Frankenstein’ ’.
’Ogni civilta’ ha dei limiti da non superare, pena il venir meno della sua ragion d’essere - sottolineano i due esponenti ecologisti - Quando si eliminano i limiti e al loro posto si mette il solo principio di efficienza non siamo piu’ uomini, ma una massa di bambini eternamente insoddisfatti che battono i piedi per avere mezzogiorno a mezzanotte e che percio’ devastano la propria civilta’ e l’intero pianeta. Le nostre battaglie hanno dimostrato l’inseparabilita’ del risanamento della natura dalla cultura del limite, dal principio di precauzione, dalla giustizia fra nord e sud del mondo. Oggi, in coerenza e continuita’ con questi lunghi anni di lavoro, chiediamo di non andare a votare il referendum sulla legge 40, la cosiddetta ’procreazione assistita’ ’.
I due promotori dell’ iniziativa ricordano che ’una delle campagne ecologiste di lunga durata e’ quella per la liberazione della donna dal dominio della medicalizzazione. Abbiamo sostenuto i movimenti delle donne per la nascita senza violenza e l’allattamento al seno, passato di moda perché era l’ ultima forma di produzione domestica: non si poteva convincere una madre a comprare il proprio latte. Nel frattempo sono arrivati a oltre il 30 per cento i parti cesarei, mentre l’industria promuove il farmaco per abolire il mestruo (e rendere la donna adatta ai ritmi frenetici del lavoro), commercializza i cerotti ormonali per abolire la menopausa, le tecniche per trasformare la post-menopausa in una gioventu’ artificiale in cui si puo’ ancora partorire, le nonne puerpere. Gia’ oggi si diffondono anche fra i giovani dei kit per la fecondazione artificiale in modo da separare, nella mentalita’ comune, la sessualita’ dalla fertilita’ e dalla procreazione.
E’ evidente - fanno notare - che la fecondazione extracorporea e’ l’estrema erosione dei poteri della donna sulla maternita’. Nella storia c’e’ stata la schiavitu’, ma mai la disponibilita’ dei gameti maschili e femminili da parte di altri. Solo una tecnologia reazionaria ha reso possibile il ritorno della schiavitu’ sotto il microscopio’. Fuori dalla natura c’ e’ solo l’assurdo, almeno nel 99 per cento dei casi e quell’ 1 per cento accettera’ di buon grado il sacrificio che hanno sempre accettato le generazioni passate - affermano Ripa di Meana e Pucci -. Non si dovrebbe oggi essere disposti a sacrificare il desiderio di aver figli, violentando artificialmente la natura, per rispetto della propria dignita’ e per il bene comune? L’ infertilita’, come altre menomazioni, fa parte dell’identita’ personale. La tecnologia non risolve alla base il problema dell’infertilita’, non rende alla coppia umana la sua serenita’ e bellezza, ma aumenta l’impotenza e dipendenza della donna’.
Per quanto riguarda la presa di posizione dei vescovi - conclude l’ appello - ’mentre i cattolici possono essere fieri di una Chiesa che difende la procreazione naturale condannando la fecondazione extracorporea in quanto contro natura, resta pur sempre aperta la contraddizione di non aver ancora esplicitamente condannato, in quanto contro natura, la fabbricazione e stoccaggio delle armi di distruzione di massa e degli inquinanti chimici che provocano l’infertilita’. Altra contraddizione dei vescovi e’ quella di non condannare anche la fecondazione tecnologica e l’allevamento industriale degli animali, come attentato alla natura’. All’iniziativa hanno aderito: Gino Girolomoni, Marco Sicco, Fabrizio Vincenti, Maria Antonietta Malleo, Giancarlo Terzano, Lorenzo Bagnacani, AEDfemminismo (Associazione Educazione Demografica e Associazione Etica donne), Nerina Negrello, Alberto Di Cintio, Sergio Paderi.
|