| Se
desiderassi tutelare la salute della donna
Giorgio Carbone – ‘Il
Foglio’ – 12 maggio 2005
Se desiderassi tutelare la salute della donna, farei innanzitutto
un’azione preventiva a tutela della fertilità e poi
metterei in campo tutte le risorse della microchirurgia e della
farmacologia per curare realmente la sterilità maschile (1)
o femminile e l’infertilità (2).
Se desiderassi davvero la salute della donna, non la sottoporrei
alle tecniche di fecondazione assistita (3) le quali per se stesse
sono pericolose e nocive alla sua salute (4): basti pensare ai numerosi
studi condotti su donne che hanno praticato la fecondazione artificiale
e che hanno subito la rottura delle tube, dell’utero, o la
sindrome da iperstimolazione ovarica (5, 6, 7) .
Inoltre, se desiderassi evitare le gravidanze plurime, il mezzo
tecnicamente più sicuro, anche se eticamente inaccettabile,
sarebbe quello di produrre solo un embrione e trasferirlo nell’utero
(8) : nel centro medico La Sala di Reggio Emilia in questo modo
sono aumentate le gravidanze da fecondazione in vitro.
[Giorgio Carbone – ‘Il Foglio’ – 12 maggio
2005]
1 - Un terzo circa degli uomini che si sottopone alle cure dell'andrologo
contro l'infertilita' riesce ad avere una paternita' naturale. Sono
i risultati emersi dal primo studio pluriennale multicentrico sul
trattamento dell'infertilita' maschile presentati in occasione del
XX congresso nazionale della Societa' italiana di andrologia in
corso a Capri. Sett 2003.
2 - Almeno una fecondazione in provetta su due può essere
evitata utilizzando tecniche meno invasive e meno costose, come
inseminazione intrauterina e stimolazione dello sviluppo ovarico.
Lo hanno affermato il 7.5.2004 a Roma il direttore dell'istituto
di Ginecologia dell'università di Cagliari, Gian Benedetto
Melis, e il ginecologo Victor Gomel, dell'università di Vancouver
(e padre del primo bimbo in provetta nato in Canada, nel 1983) al
congresso dell'Associazione mondiale di medicina riproduttiva (Warm)
3 - La PMA non funzionava prima e non funziona dopo la legge. “L'intervento
deve essere ripetuto da 5 a 6 volte per avere la probabilità
del 50% di ottenere il figlio desiderato, e da 13 a 15 volte per
raggiungere la probabilità del 95-99%” (on. Domenico
Di Virgilio, 20.2.2002; fonte: resoconti parlamentari). Queste frequenze
sono precedenti alla legge 40.
4 - I rischi dipendono dalla tecnica, non dalla legge
Patologia della gravidanza (Bernasko Obst Gynecol 1997; Daniel,
Fert Steril 2000; Wang,Hum Reprod 2004)
1.gravidanze multiple
2.ipertensione
3.gravidanza extrauterina
4.distacco placentare
5.aborto spontaneo
6.parto pretermine
7.taglio cesareo nel 50% dei casi
8. mortalità materna 14.9 versus 5.2 /100000 donne causata
da preeclampsia e emorragia post partum
Dal 2002 al 2004, ben 19 articoli, di cui 3 su Lancet e 2 sul New
England Journal of Medicine, hanno segnalato i rischi della fecondazione
assistita, soprattutto per i gemelli monozigoti ma anche per la
donna.
5 - La sindrome da iperstimolazione ovarica era sindrome ben più
grave prima della legge 40. I rischi della Sindrome da iperstimolazione
ovarica dipendono infatti dai regimi farmacologici e di monitoraggio
adottati, che prima della legge 40 venivano applicati in maniera
molto più pesante, a discrezione dei medici, senza informare
dei rischi le pazienti
La legge 40 limita il numero di embrioni da trasferire e vieta di
crioconservarli: rende inutile la produzione di molti ovociti e
consente di diminuire i dosaggi di gonadotropine e adire a IPEROVULAZIONE
PERSONALIZZATA cioè a dosi inferiori, con meno effetti collaterali.
Uno studio danese valuta l’atteggiamento di due gruppi di
donne sottoposte a iperstimolazione ovarica a dosi alte o a dosi
basse: le prime sono disposte ripetere il trattamento altre tre
volte, le seconde altre sei. (C. Campagnoli, ginecologo endocrinologo,
Torino, il Foglio del 13.4.2005).
Dati ESHRE (European Society of Human Reproduction and Embryology)
2001 (pubblicati gennaio 2005, vedi sopra, ma precedenti la legge)
Sindrome da iperstimolazione ovarica: 155 casi su 18602 cicli di
trattamento
forma lieve: 8 - 20% (nausea ed ingrossamento delle ovaie). Si risolve
spontaneamente.
forma più grave: circa 0,6% (dolori addominali, ascite, insufficienza
renale acuta, coagulazione intravascolare disseminata). Anche mortale.
Una donna morta in Finlandia. Una donna morta in Italia (dato Corriere
della sera 21.4.2004).
Il rapporto pubblicato nel dicembre 2003 Istituto nazionale statunitense
per la salute (Nih), che raccoglie i dati relativi al successo delle
tecniche di fecondazione assistita in tutta l’America e in
Portorico nell’anno dell’indagine (2001) elenca almeno
altre dieci complicanze della sindrome e aggiunge che le Società
Assicurative, a causa di queste possibili complicazioni, spesso
non coprono il rischio legato a queste pratiche.
6 - Vedi la storia di Brigitte-Fanny Cohen.
7 - "È scientificamente innegabile: due stimolazioni
blande per ricavare tre embrioni più altri tre sono assolutamente
meno rischiose di una sola per ottenerene sei. In questo caso i
pericoli di iperstimolazione, e quindi di trombosi e insufficienza
renale, sono infinitamente più elevati. Due mie pazienti
furono colpite da trombosi profonda femorale, e addirittura da trombosi
della vena giugulare. Tutto questo accade per effetto dell’accanimento
con il quale si vogliono ottenere più embrioni da trasferire.
Oggi su 50 donne stimolate in un mese con superstimolazione blanda
per ottenere tre embrioni, 6-7 pazienti finiscono in iperstimolazione.
Figuriamoci cosa accadeva prima che la legge 40 introducesse delle
garanzie".
[Professor Orazio Piccinni, ginecologo, Bari]
8 - Trasferire più di tre embrioni riduce le possibilità
di successo (ESHRE, ASSISTED REPRODUCTIVE TECHNOLOGY SUCCESS RATES
CDC 2001).
Belgio, Finlandia, Danimarca trasferiscono uno o due embrioni nella
quasi totalità della casistica, con analoghe percentuali
di successo. (ESHRE)
Tratto dal sito Associazione Samizdatonline
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