Paola Saluzzi
Da persona che conosce da dentro i meccanismi televisivi come giudica l’impegno che i media stanno mettendo in questa campagna elettorale? A parte il vostro giornale, a parte "Famiglia cristiana", a parte certe prese di posizione di "Libero" sono in pochi coloro che si preoccupano di fare informazione in modo corretto. Parlando di televisione io sino ad oggi sono stata invitata solo da Sat2000. Le dirò di più. Amiche che fanno il mio stesso lavoro dicono: è giusto astenersi, ma non lo dico in giro, non è il momento. Posizione che rispetto, certo, ma che non condivido affatto. Se proprio vuole un giudizio non mi sento di dire che la tv sta facendo male la sua parte. Può darsi, ma la parzialità di certa informazione è sotto gli occhi di tutti. È vero, anch’io ho la sensazione che un po’ di ostruzionismo ci sia. Quello che mi pare manchi sia il confronto onesto e sereno. Una colpa ancora più grave se consideriamo che sono in molti quelli che fanno le loro scelte influenzati da ciò che passa sul piccolo schermo. Il problema è che la gente legge poco: non ha tempo, o peggio, non ha voglia. E allora cosa fa? Accende quel meraviglioso totem luminoso e prende per verità tutto ciò che dice la tv. Una cosa sconfortante. Mi chiedo se nei piccoli paesi di provincia sia arrivato proprio tutto, se la gente abbia i mezzi necessari per decidere. Cosa proporrebbe, allora? Sarebbe bene trascinare in tv persone che dicano la verità. Occorre spiegare chiaramente che chi sceglie l’astensione in difesa della vita non è un retrogrado, che chi lotta perché non vengano buttate via delle vite non è uno che si trincera in chiesa per non affrontare i problemi, ma anzi, vuole un dialogo serio e costruttivo. Ma anche qui, occorre fare i conti con lo spazio che viene messo a disposizione di tali problematiche. La Chiesa, infatti, è messa sotto accusa come istituzione che vuole ostacolare la ricerca. Ma io mi domando: che parole vogliamo sentirci dire? Frasi rassicuranti, che avvalorino scelte azzardate. Se la Chiesa non cambia colore di fronte alla vita, se non transige sul rispetto che è dovuto all’uomo dobbiamo fargliene u na colpa? È forse un difetto?. Dai toni che usa si avverte come di fronte a tutto questo lei provi un profondo disagio. La cosa che mi offende di più è che anche questa è diventata una vicenda politica. Si vuol far passare l’idea che chi non va a votare è un cattivo cittadino. Non è così: astenendomi voglio dire che la questione in ballo è troppo delicata per essere messa ai voti. Perché la scelta dell’astensione? Quando questo referendum è stato proposto è stato motivo di discussione, ma anche di approfondimento e di confronto. Per me è stata immediata e naturale la scelta di non andare a votare. Una decisione, la mia, maturata anche dopo una dolorosissima esperienza personale come quella dell’interruzione di due gravidanze. I medici hanno cercato di rassicurarmi, spigandomi che non poteva che finire così in quanto il mio fisico non ce la faceva a reggere. Nonostante tutto questo io non ho mai smesso di pensare che quegli embrioni, grandi come la capocchia di uno spillo, erano due essere umani.
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