L'equivoco
ricercato fra cellule staminali "adulte" ed embrionali
Claudia Navarini zenit.org 28 novembre 2004
"Staminali vuole sempre l'aggettivo".
Così titola il quotidiano "il Foglio" in un editoriale
del 24 novembre 2004. C'è "una strana sindrome, dice
l'editoriale, che coglie non pochi commentatori e politici italiani
quando si parla di staminali [:] [.] abbinare ritualmente alla notizia
dei successi delle staminali adulte l'anatema contro chi contesta
l'uso della staminali embrionali".
La sindrome si manifesta solitamente in due modi: magnificare, ad
ogni risultato ottenuto con le staminali da adulto, i risultati
possibili con le staminali embrionali; omettere sistematicamente
l'aggettivo "adulte", lasciando credere che ogni ricerca
di successo con le cellule staminali riguardi quelle embrionali.
In realtà, mentre le staminali embrionali non hanno dato
risultati, per ragioni tecniche (e non economiche) che sono ben
note alla comunità scientifica, la terapia con le staminali
adulte è una confortante realtà, che va arricchendosi
quasi quotidianamente di nuove scoperte e nuove applicazioni (cfr.
C. Navarini, Cellule staminali e disinformazione , 18 luglio 2004).
Incuranti di ciò, gli oppositori in senso permissivo della
legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita deplorano il
divieto di clonazione e di ricerca con gli embrioni, additando ai
"milioni" di pazienti che trarrebbero giovamento e reali
speranze di vita dalla terapia cellulare staminale embrionale (cfr.
A. Mantovano, Ritorno all'occidente. Bloc-notes di un conservatore,
Spirali, Milano 2004, pp. 105-108).
Perché? Perché si vuole enfatizzare pratiche che causano
direttamente la morte degli embrioni senza alcun "bisogno"
di farlo, dato che tali pratiche non funzionano? Non si riesce ad
individuare altra ragione che la tendenza culturale attualmente
diffusa a considerare l'embrione un oggetto di consumo, le cui qualità
per il consumatore vanno adeguatamente pubblicizzate e perfezionate.
Anche quelle non vere, come si tende a fare "nel mondo delle
cose". L'obiettivo, infatti, non è tanto usare l'embrione,
ma poterlo usare a piacimento, cioè favorire in ogni modo
la sua riduzione a "cosa", a prodotto.
Dal punto di vista sia biologico che filosofico la "questione
dell'embrione" è stata da più parti chiarita:
l'embrione è un essere umano, suscettibile di diritti (come
dichiara l'art. 1 della legge 40) e dotato di dignità personale
(cfr. C. Navarini, L'eugenetica "positiva" non esiste
, 3 ottobre 2004). Gioverà allora fare un passo indietro
e considerare più attentamente che cosa sono le cellule staminali
embrionali rispetto a quelle adulte e quale trattamento è
loro riservato nei sistemi giuridici dei vari paesi.
Le cellule staminali embrionali sono ricavate dalla massa cellulare
interna della blastocisti, cioè dell'embrione che ha 5-7
giorni di vita ed è formato da circa 140 cellule. Occorre
prelevarne almeno 20-30, il che comporta inevitabilmente la morte
dell'embrione. La fonte più ovvia
per recuperare tale materiale, pertanto, sono gli embrioni che non
si intende impiantare in utero, ovvero quelli soprannumerari, difettosi
o dichiarati in "stato di abbandono", oppure crioconservati
da oltre cinque anni e destinati a morte certa.
Vi sono anche centri e ricercatori che auspicano la realizzazione
di embrioni a scopo di ricerca, cioè di embrioni creati appositamente
per ricavarne cellule staminali. Proprio a questo scopo è
nata la cosiddetta "clonazione umana terapeutica", un
inquietante desiderio di clonazione dell'uomo non finalizzata alla
riproduzione di "copie umane", ma a preparare "riserve"
di cellule staminali per vari usi terapeutici. Peccato che queste
riserve non siano "solo cellule", come si vuol far credere,
ma minuscoli esseri umani programmati per la distruzione.
Le cellule staminali embrionali non si ricavano invece dagli aborti
spontanei (o procurati), nemmeno da quelli precoci, dal momento
che si tratta sempre in questo caso di embrioni più cresciuti,
in cui le cellule staminali presenti sono di tipo diverso da quelle
denominate appunto embrionali.
Le cellule staminali, infatti, sono cellule indifferenziate, capaci
di trasformarsi in cellule specializzate appartenenti a diversi
organi e tessuti. Il grado di possibile differenziazione è
tuttavia variabile: la blastocisti di 50 cellule è ancora
totipotente, le sue cellule sono cioè totalmente indifferenziate,
al punto che una di esse, moltiplicandosi come fa lo zigote - la
prima cellula del nuovo organismo - può ricostituire un intero
individuo; nell'organismo già formato, invece, sia esso un
embrione "più grande" (dalle otto settimane in
poi l'embriogenesi è completata!), un feto, un neonato o
un vecchio, esistono cellule staminali pluripotenti, cioè
in grado di dare origine ad ogni tessuto ma non ad un intero individuo,
e multipotenti, capaci cioè di rigenerare alcuni tessuti.
Poiché c'è una qualche proporzione fra velocità
di crescita corporea e quantità di cellule staminali, nell'embrione
e nel feto, che cresce molto velocemente, esse sono più numerose
che nell'uomo attempato. Tutte comunque rientrano nella categoria
delle cellule staminali "adulte". Pertanto, le cellule
staminali ricavate dagli aborti spontanei, dal cordone ombelicale,
dalla placenta, o da specifiche sedi corporee in cui sono conservate
per tutta la vita, come il sangue, le ossa, il cervello, il pancreas,
non si tratta delle tanto osannate staminali embrionali, bensì,
ancora una volta, di quelle "adulte".
La situazione legislativa nazionale e internazionale in tema di
cellule staminali è piuttosto variegata. In Italia la legge
40 vieta la sperimentazione sugli embrioni, e quindi anche la ricerca
sulle cellule staminali embrionali. La normativa, d'altra parte,
è in continuità con altri interventi precedenti dell'ordinamento
italiano (cfr.http://staminali.aduc.it).
Il Consiglio d'Europa, nella Convenzione di Oviedo sui diritti umani
e la biomedicina (1997), ha vietato ogni forma di clonazione umana,
e ha ribadito nell'assemblea parlamentare del 23 ottobre 2004 il
divieto di costituire embrioni umani a fini di ricerca. L'Unione
Europea, in un acceso clima di discussioni, di recente ha invece
indicativamente approvato lo stanziamento di fondi per la ricerca
sulle cellule staminali derivate dagli embrioni soprannumerari,
la cui produzione non deve tuttavia essere incentivata.
Fra gli Stati membri permane tuttavia un vivo disaccordo: contrari
alla distruzione di embrioni per la ricerca scientifica sono le
legislazioni di paesi come l'Italia, la Germania, l'Irlanda, la
Russia; fra i paesi favorevoli alla ricerca con le cellule staminali
derivate da embrioni soprannumerari trovano posto, sia pure con
varie sfumature, Francia, Spagna, Portogallo, Svizzera; la Gran
Bretagna e il Belgio (fra breve anche la Svezia) hanno addirittura
emanato leggi che consentono la clonazione umana per fini "terapeutici".
Negli Stati Uniti occorre differenziare fra posizione ufficiale
dell'amministrazione federale e regolamentazioni dei singoli Stati,
che dispongono di ampia libertà giuridica. Il Presidente
Bush nel 2001 ha revocato i finanziamenti federali per la creazione
e l'utilizzo di embrioni a scopo di ricerca, riservandoli unicamente
alle ricerche che utilizzano le linee di cellulari staminali già
esistenti.
È inoltre in via di approvazione una legge, chiamata Human
Cloning Prohibiction Act, che vieta ogni forma di clonazione umana.
Per quanto riguarda i singoli Stati, alcuni di essi, come il New
Jersey e il Massachusetts, hanno approvato leggi specifiche che,
discostandosi dalle indicazioni federali, consentono l'uso degli
embrioni criocongelati rimasti inutilizzati. Anche la California,
lo scorso 2 novembre, ha ufficialmente approvato con apposito referendum
la ricerca sulle cellule staminali embrionali.
Negli Stati europei ed extraeuropei che non hanno legiferato sul
punto le posizioni sono diversificate, ma si va spesso nella direzione
di una impunità delle pratiche di sperimentazione. Di conseguenza,
perché gli embrioni siano tutelati in modo degno di un essere
umano è indispensabile che vengano attivate misure esplicitamente
restrittive.
Una simile inversione di tendenza richiede però un'azione
culturale capillare, che parte dalle persone, cioè dalle
famiglie, dalle associazioni, dalle omelie dei sacerdoti e dalle
lezioni a scuola. In pratica, tutti sono coinvolti in quest'opera,
ciascuno per la piccola parte che gli compete, affinché la
logica dell'utile lasci il posto alla logica della verità
e dell'amore
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