La
scienza per la vita
FILIPPO MARIA BOSCIA ( intervista del settimanale della diocesi
di Lecce "L'Ora del Salento")
FILIPPO MARIA BOSCIA, ginecologo, andrologo. Docente di fisiopatologia
della riproduzione umana nell'Università di Bari. Molti altri
i suoi incarichi accademici e professionali. Lo ha intervistato
il settimanale della diocesi di Lecce "L'Ora del Salento".
Gli oppositori della legge sulla procreazione medicalmente assistita
argomentano che la stessa rappresenta un grave ostacolo per la ricerca
scientifica, in particolare la ricerca sulle cellule staminali embrionali.
Quale è la sua opinione?
"In primo luogo per comprendere bene il senso della legge che
regolamenta la attività di procreazione medicalmente assistita,
nota più comunemente come fecondazione in vitro, non bisogna
dimenticare che tale legge non nasce da una volontà oscurantista
della ricerca scientifica, ma dalla impellenza assoluta di 'dare
delle regole' in una attività dove vigeva l'assoluto 'far
west' come testimoniano i numerosi casi estremi venuti purtroppo
al clamore della cronaca negli anni Novanta. Ad ulteriore riprova
di tale obiettivo della legge, la successiva pubblicazione delle
Linee guida sulla procreazione assistita concernenti modalità,
schede e certificati per strutture e laboratori. Questa precisazione
è doverosa perché sembra quasi che l'opinione pubblica
si sia dimenticata che tale legge nasce in primo luogo dalla necessità,
o meglio ancora dal dovere di tutelare l'utenza che si rivolge a
strutture mediche per prestazioni che, pur erogate in ambito medico,
comportano delle implicazioni che vanno ben oltre. Ora sembra quasi
che tutti i mali e i limiti della ricerca in Italia siano dovuti
a questa legge. È una posizione francamente inaccettabile:
non esiste una ricerca su qualsiasi campo dello scibile umano. La
stessa Comunità europea finanzia la ricerca nell'ambito di
precise linee programmatiche che vengono individuate da Commissioni
di esperti sulla base delle reali necessità e delle evidenze
scientifiche".
Esistono, allo stato, terapie che si basano sull'utilizzo delle
cellule staminali embrionali e su quelle adulte: quali considerazioni
scientifiche?
"Di recente sulla prestigiosa rivista 'Science' sono stati
riportati risultati positivi in topi malati di Parkinson iniettando
cellule staminali embrionali dal gruppo del prof. Velazquez (Messico),
ovvero quelli ancora più recenti ottenuti su topi con retinite
pigmentosa (una malattia degenerativa della retina che porta verso
la cecità). Tuttavia, nessuna, dico nessuna evidenza indica
questa come l'unica via realmente percorribile. Anzi su cellule
staminali adulte abbiamo indicazioni ancora più numerose
e promettenti, quali la possibilità di isolare nel midollo
spinale cellule con potenzialità analoghe a quelle delle
cellule staminali embrionali (Tufts University, Boston), o di utilizzare
pezzetti di muscolo (Istituto Besta, Milano) per assicurarsi la
fonte di cellule staminali. La natura ha dei meccanismi riparativi:
bisogna definirne meccanismi di azione e regolazione per poterli
utilizzare a nostro vantaggio. Del resto il patrimonio genetico
(genoma) è lo stesso in tutte le cellule del nostro organismo,
staminali e non, per cui si tratta di capire meglio come funziona:
è questa la vera sfida della cosiddetta ricerca post-genomica.
Non va, infine, dimenticato come le cellule staminali embrionali,
come dimostrato da lavori pubblicati nella prestigiosa rivista 'Nature',
non possono risolvere in modo alcuno il problema dei trapianti.
Vorrei solo ricordare come all'inizio degli anni Novanta la terapia
genica era propagandata come la prossima risoluzione a tutti i problemi:
oggi a distanza di 10-15 anni la terapia genica resta, purtroppo,
in larga parte una promessa. Le ricerche in discussione hanno per
oggetto l'embrione umano. L'embrione di un uomo, non quello di pollo
o di topo, sul quale sono già state condotte da anni. La
qualifica 'umano' non è accidentale, ma sostanziale rispetto
all'oggetto della ricerca. Essere uomo non equivale a non esserlo.
Per uscire dalla tensione tra la necessità di usare cellule
staminali per le ricerche sulla terapia dei trapianti di tessuto
e le esigenze della ragione che impone di rispettare la natura dell'embrione
umano, una strada esiste. La strada consiste nel reperire cellule
staminali multipotenti, anche se non identiche quanto a potenzialità,
nei tessuti degli adulti, ad esempio nel midollo osseo. Così
non si sacrificherebbe la vita di alcun embrione umano".
C'è chi sostiene che la legge, limitando a tre la produzione
di embrioni da impiantare, procuri un danno alla salute della donna
obbligandola a ripetuti cicli di stimolazioni ormonali, nel caso
la gravidanza non abbia esito favorevole al primo tentativo. Quali
sono i criteri a sostegno di questa limitazione?
"Anche questa norma nasce in realtà non da una volontà
di proibire, ma da quella di regolamentare e di risolvere una serie
di problematiche. Infatti non vi è alcuna evidenza che da
quando si utilizzano i criteri della legge vi sia stata una brusca
riduzione delle percentuali di successo della fecondazione in vitro,
anzi interviste a gruppi come quello del prof. Flamigni a Bologna
indicano percentuali di successo pressoché sovrapponibili.
In aggiunta nessun lavoro scientifico indica un aumento della percentuale
di complicanze per la salute della donna, a dispetto del tentativo
di far apparire questa legge come un attentato alla salute della
donna stessa. Al contrario grazie a questo atteggiamento si è
finalmente arrestato il progressivo accumularsi di esseri umani
in fase embrionaria di sviluppo nei congelatori di centinaia di
strutture pubbliche e private più o meno attrezzate. Esseri
umani cui è stata negata qualsiasi possibilità: parliamoci
chiaro la strada dell'adozione, che qualcuno ha proposto, è
impraticabile. Un unico destino attende le decine di migliaia di
'embrioni soprannumerari' (termine già di per sé abominevole)
congelati: la morte. Aggiungo di più: la ridotta necessità
di stimolare al massimo la donna per ottenere un numero massimo
di embrioni è stata spesso causa di una delle più
temibili complicanze per la salute della donna che si sottopone
a fecondazione in vitro, nota a noi ginecologi come sindrome da
iperstimolazione ovarica che interessa un numero notevole di donne.
Non va infine dimenticata la possibilità di congelare e conservare
cellule gametiche femminili (ovociti) da utilizzare successivamente".
Dal punto di vista scientifico l'embrione umano nelle primissime
fasi di sviluppo è un cumulo di cellule o un individuo umano
reale, e quindi titolare di diritti soggettivi?
"Ritorniamo con questa domanda ad una delle polemiche più
accese negli ultimi anni, tanto che la definirei una sorta di storia
infinita. Guardiamo le evidenze biologiche: la prima cellula, lo
zigote, contiene già nel proprio patrimonio genetico tutte
le informazioni che le consentiranno di formare cellule, tessuti,
organi ed apparati dell'individuo adulto. Perché non dovrebbe
avere dignità di vita? Studi avviati già negli anni
'80, hanno dimostrato in maniera sempre più convincente che
fin dai primissimi stadi, quindi subito dopo la fecondazione, l'embrione
manifesta funzioni vitali. Si tratta di 'messaggi' che vengono indirizzati
all'endometrio (la parete dell'utero, dove l'embrione deve ancorarsi
per dare avvio alla gravidanza) attraverso le cellule della membrana
esterna. L'embrione prima di impiantarsi dialoga con l'endometrio
producendo alcune proteine: è come se chiedesse alla parete
uterina di predisporre tutto il necessario per accoglierlo. La questione
della ricerca scientifica sull'uomo, della biomedicina e della tutela
della vita umana viene spesso ridotta ad una questione di fede,
laica o cattolica che sia. A ben vedere si tratta invece di una
questione di ragione, e non di fede. È infatti possibile
a tutti gli uomini ragionevoli riconoscere che la vita umana è
un bene fondamentale, il primo da tutelare. E la ragione ci dice
che la vita non ha più valore per il fatto che è già
nata, e non ha meno valore perché non ancora nata e chiusa
in una provetta. Il sapere scientifico e l'evidenza comune ci dicono
che la nostra vita è nata con la fecondazione, e che da allora
lo sviluppo del nostro corpo è stato continuo, e che nessuno
stadio dello sviluppo è più importante o decisivo
degli altri. Non si comprende allora come si possa parlare seriamente
di 'pre-embrione', di 'massa di cellule senza individualità',
di 'struttura embrionale indeterminata', e altre amenità
pseudoscientifiche. Non basta cambiare il nome a qualcosa perché
cambi la realtà di quella cosa".
a cura di Vincenzo Paticchio
(Agenzia Sir)
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