I
ricercatori italiani lo sanno: "Da embrione? Troppo rischi"
Alessandra Turchetti Avvenire 24 maggio
2005
Le recenti notizie da Corea, Stati Uniti e dalla Gran Bretagna delle
prime linee di cellule staminali embrionali "su misura"
hanno riacceso facili entusiasmi sulle potenzialità terapeutiche
ma hanno anche riportato a galla tutte le perplessità scientifiche
legale alla possibilità di usare le cellule tratte da embrioni
e alla loro efficacia. Lo affermano all’unisono i ricercatori
italiani che hanno svolto studi avanzati sulle cellule staminali
adulte giungendo, in qualche caso, ad applicazioni con guarigione
clinica della malattia.
"Si tratta di un progresso dal punto di vista tecnico ma la
metodologia non è nuova" afferma Sergio Romagnani, ordinario
di Medicina interna all’Università di Firenze e immunologo
di fama internazionale. Romagnani ha orientato la sua ricerca sulla
cosiddetta "medicina rigenerativa" che studia come sostituire
le cellule di organi danneggiati irreversibilmente attraverso l’opera
delle staminali adulte. Con risultati in molte malattie cardiache,
epatiche, neurologiche e immunologiche. "Per le embrionali
resta il rischio, anche negli esperimenti di cui si è tanto
parlato, della degenerazione in senso neoplastico, ossia della possibilità
di originare tumori. Dal punto di vista etico, poi, nessuno ci garantisce
che non si voglia arrivare alla clonazione umana. Personalmente,
preferisco lavorare con le staminali adulte perché sono prive
di problemi di natura etica e per le forti perplessità sul
generare un embrione appositamente per curare una persona. Inoltre
è ancora da dimostrare che le cellule embrionali funzionino,
siano sicure e non diano effetti collaterali".
"Queste ultime ricerche hanno illustrato le potenzialità
delle staminali embrionali – spiega dal canto suo Alessandro
Aiuti, ricercatore dell’Istituto San Raffaele-Telethon per
la terapia genica delle malattie genetiche di Milano –, ma
queste potenzialità sono ancora da verificare: manca l’evidenza
scientifica che un simile approccio sia efficace e sicuro".
Nell’istituto milanese sono stati curati con successo cinque
bambini affetti da immunodeficienza combinata grave mediante correzione
delle cellule staminali adulte con il gene sano. Le cellule sono
state poi reimpiantate nel midollo osseo portando a guarigione completa
della malattia.
"Il problema della rigenerazione dei tessuti è molto
complesso" aggiunge Riccardo Saccardi, dell’unità
di Ematologia dell’ospedale Careggi di Firenze. Saccardi ha
partecipato a uno studio che ha raggiunto un notevole traguardo
nell’uso delle staminali adulte: in pazienti con forme gravi
di sclerosi multipla l’autotrapianto delle staminali del sangue
ha condotto a un arresto della progressione della malattia. "Le
scoperte dei giorni scorsi confermano che la tecnica che già
si conosceva è applicabile all’uomo ma rimangono dubbi
di fondo: prima di tutto, se il nucleo della cellula del donatore
trasferita nell’ovocita ha difetti genetici, questi si trasmettono
alle cellule embrionali? E poi, non basta avere a disposizione cellule
capaci di diventare tutto per ricreare un tessuto. Prendiamo, ad
esempio, il cervello: non è dato solo da neuroni ma da vasi
sanguigni e da tanto di più. La ricostruzione delle zone
lese è un processo troppo delicato per essere così
facilmente ipotizzabile. Considero ancora molto lunga la strada
per qualsiasi applicazione clinica".
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