Intervento
all'Accademia dei Lincei
Angelo Vescovi 01 febbraio 2005
Una delle ragioni alla base dello scontro sulla legge che regolamenta
la produzione di embrioni umani riguarda la possibilità di
utilizzarli al fine di isolare cellule staminali embrionali pluripotenti.
Essendo queste cellule in grado di produrre qualunque tipo di cellula
matura dei tessuti del nostro organismo, esiste la possibilità
che le cellule staminali embrionali possano essere utilizzate per
lo sviluppo di numerose terapie rigenerative ad oggi incurabili,
quali il diabete, il morbo di Alzheimer eccetera. Questa tesi è
sicuramente logica e sostenibile fintanto che si accetti il fatto
che si sta parlando di prospettive future e non di terapie già
esistenti o in rapido divenire, e che si sta parlando di una delle
numerose vie percorribili. Purtroppo, il messaggio che incautamente
viene trasmesso al grande pubblico e al legislatore è di
ben altra natura e diametralmente opposto a quello che la realtà
dei fatti ci propone. Ci viene infatti spesso spiegato il contrario
del vero, e cioè che le cellule staminali embrionali rappresentano
se non l'unica (concetto che comunque in molti propongono), sicuramente
la via migliore per lo sviluppo di terapie cellulari salvavita.
Si allude spesso, nemmeno troppo velatamente, al fatto che le terapie
a base di cellule staminali embrionali sarebbero addirittura già
disponibili.Non posso mancare di notare come un tale approccio è
totalmente infondato e pone il cittadino, presto chiamato a decidere
sulla validità della legge sulla fecondazione assistita,
di fronte ad un dubbio dilaniante: lasciare morire milioni di persone
o permettere l'uso degli embrioni umani per generare cellule salvavita?
Ovviamente, in un contesto simile la natura dell'embrione umano
viene stravolta, negata e banalizzata fino a renderlo un semplice
"grumo di cellule", qualcosa di sacrificabile ignorando
gli enormi problemi etici che questo sacrificio solleva. In realtà
il sacrificio non è per nulla necessario. Non ci sono terapie
"embrionali" A dispetto di un oggettivo, significativo
potenziale terapeutico, non esistono terapie, nemmeno sperimentali,
che implichino l'impiego di cellule staminali embrionali. Non è
attualmente possibile prevedere se e quando questo diverrà
possibile, data la scarsa conoscenza dei meccanismi che regolano
l'attività di queste cellule, che ci impediscono di produrre
le cellule mature necessarie per i trapianti, e data la intrinseca
tendenza delle staminali embrionali a produrre tumori. Secondo,
ma non meno importante, esistono numerose terapie salvavita che
rappresentano realtà cliniche importanti, quali le cure per
la leucemia, le grandi lesioni ossee, le grandi ustioni, il trapianto
di cornea. Tutte queste si basano sull'utilizzo di cellule staminali
adulte. Inoltre, sono in fase di avvio nuove sperimentazioni sul
paziente che implicano l'utilizzo di cellule staminali cerebrali
umane. Terzo, le terapie cellulari per le malattie degenerative
non si basano solo sul trapianto di cellule prodotte in laboratorio.
Esistono tecniche altrettanto promettenti basate sull'attivazione
delle cellule staminali nella loro sede di residenza. Saranno quindi
le cellule del paziente stesso che si occuperanno di curare la malattia,
una volta stimolate con opportuni farmaci. Ovviamente, trattandosi
delle cellule staminali del paziente stesso, i problemi di rigetto
che, ricordiamolo, possono esistere col trapianto di staminali sia
embrionali che adulte, in questo caso non sussistono. Quarto: la
produzione di cellule staminali embrionali può avvenire senza
passare attraverso la produzione di embrioni. Sono infatti in corso
studi grazie ai quali è possibile deprogrammare le cellule
adulte fino a renderle uguali alle staminali embrionali senza mai
produrre embrioni. Si tratta di una procedura che ha la stessa probabilità
di funzionare della clonazione umana, ma scevra da problemi etici
e che produce cellule al riparo da rischi di rigetto. Da quanto
descritto sopra, emerge molto chiaramente la seguente conclusione:
il dibattito riguardante la legge sulla fecondazione assistita deve
avvenire in assenza delle pressioni emotive e psicologiche che,
artatamente, vengono fatte scaturire dalla supposta inderogabile
necessità di utilizzare gli embrioni umani per produrre cellule
staminali embrionali che rappresenterebbero l'unica o la migliore
via per la guarigione di molte malattie terribili e incurabili.
Questa affermazione è incauta non solo perché fondata
su concetti facilmente questionabili ma anche in relazione all'esistenza
di linee di ricerca, di sviluppo e di cure almeno altrettanto valide,
molto più vicine alla messa in opera nella clinica corrente
e prive di controindicazioni etiche. Il dibattito sulla legge deve
quindi incentrarsi sugli aspetti relativi alla dignità dell'embrione
e al suo riconoscimento come vita umana a tutti gli effetti. In
questo contesto, mi permetto di concludere che, nella mia scala
di valori di laico e agnostico, il diritto alla vita dell'embrione
precede inequivocabilmente il diritto alla procreazione.
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