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Io non vado a votare
 
Olimpia Tarzia

Tre sono i motivi principali per cui invito a non andare a votare:  il primo di natura etica, il secondo di natura logica, il terzo di natura strategica.

Il primo motivo è che riteniamo questi referendum illegittimi, poiché vi sono materie sulle quali non è possibile indire referendum, tra queste sicuramente il diritto alla vita. Sulla vita non si vota. Non può esservi una opzione di scelta sulla vita. Dunque, coerentemente, non partecipiamo al voto.Tra l’altro la stessa Consulta in una sentenza emessa nel ’78 aveva dichiarato che non si possono ammettere  referendum sui diritti fondamentali.  

Il secondo motivo appartiene all’ordine razionale delle cose: non si possono chiamare i cittadini ad esprimere il proprio parere su materie estremamente complesse, anche per gli esperti, attraverso la postulazione di quesiti incomprensibili ai più. Premessa infatti l’illecità di operare una scelta su tali argomenti, resta il problema che per compiere una scelta devo conoscere ed oggettivamente tale conoscenza sfugge alla maggior parte delle persone.

Il terzo motivo nasce da due domande; la prima: qual è l’obiettivo che ci poniamo? Senza dubbio non consentire peggioramenti della legge, che sarebbero devastanti ed avrebbero una ricaduta nei prossimi decenni molto peggiore di quelli verificatisi per la legge 194/78. La seconda: per raggiungere tale obiettivo qual è lo strumento più adeguato? Per una serie di valutazioni di natura strategica lo strumento più adeguato risulta essere quello di non far raggiungere il quorum, dunque far fallire i referendum, non andando a votare.

Il non andare a votare non è un’atteggiamento passivo o peggio disinteressato, ma è anzi una precisa espressione di volontà, lecita e prevista nei casi di referendum, per i quali,infatti, la non partecipazione al voto è  sul piano civile una delle opzioni previste. 

 
 
 
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