In Italia tre sembrano pochi, uno studio scientifico afferma invece che i risultati mostrano differenze minime
La storia di Laurie Anne Jaffe-Roma. La fecondazione in vitro funziona, e bene, anche con un solo embrione alla volta. E’ il risultato, pubblicato negli Stati Uniti dal prestigioso New England Journal of Medicine, di uno dei più importanti studi sulla riproduzione assistita condotto in Svezia dalla Sahlgrenska Academy e dall’Università di Göteborg. Per ridurre i rischi di gravidanze multiple, lo Swedish National Board of Health ha invitato le cliniche della fertilità a procedere con la produzione e quindi l’impianto di un embrione alla volta. La ricerca è stata condotta in decine di ospedali, tra Norvegia e Svezia, su un campione di settecento donne. Una delle scienziate a capo dell’équipe, Christine Bergh, ha spiegato che “i risultati mostrano differenze minime fra due gruppi di pazienti: il quarantadue per cento di successo con il trasferimento di due embrioni e il trentotto per cento con uno solo. Con un singolo embrione c’è stato meno dell’uno per cento di gravidanze multiple, con due embrioni il trentatré”. Il dottor Jan Olofsson, del Fertility Center of Scandinavia, ha detto che “in Svezia, dove 2.500 bambini all’anno nascono attraverso la fecondazione artificiale, stimiamo che il settanta per cento di tutti i trattamenti in vitro avviene con il trasferimento di un singolo embrione”.
La dottoressa Ann Thurin, del Sahlgrenska University Hospital, alla Bbc ha detto che “si ha lo stesso risultato senza gravidanze multiple, che è il vero problema della fecondazione in vitro”. Dal 1993 la Svezia ha ridotto da tre a due il numero degli embrioni per ogni trattamento. A mettere in guardia le donne dalle gravidanze multiple è stato anche uno dei pionieri della Fiv in Australia, Ric Porter: “Credono di poterne avere due al prezzo di uno con metà del dolore. Ma la gravidanza multipla triplica le possibilità di morte infantili e di anormalità”.
News anche dagli Stati Uniti. La celebre rivista scientifica Fertility and Sterility ha appena pubblicato un sondaggio secondo il quale la metà delle donne americane che si sottopone a tecniche di fecondazione artificiale chiede di scegliere il sesso e di sottoporre l’embrione a diagnosi preimpianto. Motivazione: “Bilancio familiare”. La senatrice democratica Deborah Ortiz, accesa sostenitrice della ricerca sull’embrione, ha chiesto una moratoria di tre anni sui fondi pubblici per studiare gli effetti della stimolazione ormonale a cui le donne sono sottoposte nei trattamenti artificiali. |