Porcu: «Nel policlinico i miei pazienti continuano ad aumentare»
Da 500 a 1000 trattamenti all'anno, la responsabile del Centro di fecondazione del Policlinico Sant'Orsola Eleonora Porcu continua imperterrita il suo lavoro grazie all'"uovo di colombo" da lei adottato: il congelamento dei soli ovociti. E alla critica di essere ancora nell'alto mare della sperimentazione risponde: «Sono gli altri ad essere conservatori».
di Giulia Gentile
Discussa promotrice di una "via italiana" alternativa al congelamento degli embrioni, Eleonora Porcu è la responsabile dell’Unità operativa di fisiopatologia della riproduzione umana al Centro di fecondazione assistita dell’Ospedale Sant’Orsola.
Fin dai primi anni Ottanta la dottoressa porta avanti nella clinica bolognese che la vide, agli albori, allieva del professor Flamigni, la sperimentazione del suo "uovo di colombo" alternativo ai "bambini che vengono dal freddo": il congelamento del solo ovocita femminile, fecondato poi in provetta o direttamente nell’utero materno attraverso l’iniezione dello spermatozoo.
Oggi, chi ha accolto con favore la presunta fine del "supermercato della riproduzione" con l’introduzione della legge 40, la indica come simbolo di un giusto equilibrio fra morale spirituale e ricerca scientifica. Al contrario, chi come Flamigni vede nelle recenti norme sulla Procreazione medicalmente assistita un ingiusto vincolo alla maternità e alla scoperta medica, la critica di non avere in realtà in mano una soluzione e dei numeri certi, ma solo qualche anno di "prove sul campo".
Dottoressa Porcu, in cosa consiste il metodo del "congelamento degli ovociti", da lei peraltro utilizzato già da prima dell’entrata in vigore della legge 40?
«Semplicemente, la donna è sottoposta a stimolazione ovarica una prima volta. Dopo di che - come prescrive la legge - vengono inseminati non più di tre ovuli, e poi impiantati. Se però durante la stimolazione sono stati prodotti ovuli in eccesso, questi vengono congelati: in questo modo, se la paziente non riesce a rimanere incinta la prima volta, senza ripetere le cure ormonali e la stimolazione ovarica si possono scongelare gli ovuli e ripetere l’inseminazione. Tutto ciò è ovviamente possibile sempre che ci sia stata una produzione generosa di ovuli».
Quindi cos’è cambiato, per lei e per il suo lavoro, dal febbraio 2004?
«Per me assolutamente niente. Anzi, le donne che vengono qui sono molto più tranquille e contente perché – grazie al congelamento dei soli ovociti – nel caso in cui dovessero separarsi dai compagni non avrebbero il problema di un’eventuale contrarietà alla gravidanza da parte dell’ex, cosa che si poteva verificare con il congelamento degli embrioni. In più, con questo metodo potrebbero avere agevolmente un figlio da un successivo partner, con l’uso del suo seme e di un ovulo congelato. Altro esempio importante: le donne affette da tumore sono a rischio sterilità a causa della kemioterapia. Con il congelamento dei propri ovociti prima di iniziare la kemio, potrebbero avere un bambino anche dopo la terapia».
Qual è la percentuale di possibilità di restare incinte con questa tecnica?
«Nella nostra esperienza, è praticamente uguale a quella ottenuta con il congelamento degli embrioni: il 17 per cento contro il 18.5».
Un po’ poco, non le pare?
Non direi proprio, se considera che per una coppia fertile e senza patologie che conduce una regolare attività sessuale la percentuale di incorrere in una gravidanza è del 30 per cento».
E allora, perché i suoi colleghi che lavorano nelle cliniche private bolognesi sono così prudenti nell’accogliere questa pratica come risolutiva? La più aperta critica riguarda il fatto che, in realtà, la fecondazione di ovociti sarebbe ancora in via puramente sperimentale e per questo non del tutto affidabile.
«E’ un vero mistero il perché critichino così il mio operato. Il percorso che ho compiuto nel corso della mia carriera e che mi ha portato dove sono arrivata riguarda il rapporto fra scelte etiche personali e curiosità più squisitamente scientifiche. Di fatto, però, anche l’imminenza di queste restrizioni - con la legge 40 - non ha stimolato negli altri ricercatori, come in me, l’interesse verso un possibile modo di agire all’interno di nuove normative. A distanza di un anno, il problema inizia ora ad essere sentito anche all’estero, perché le restrizioni mica ci sono solo da noi».
A proposito di questo, gli altri centri hanno registrato un sensibile calo di trattamenti e la presunta fuga di molte coppie proprio all’estero, per potersi sottoporre a pratiche oggi da noi vietate a costi talvolta più che raddoppiati nel giro di un anno.
«Al Sant’Orsola non abbiamo assolutamente registrato questo calo, anzi: negli ultimi 2-3 anni i trattamenti sono raddoppiati, da 500 siamo passati oggi ai 1000 all’anno. Forse perché non si spende niente, forse perché lavoriamo bene, forse per il crescente afflusso di donne dall’Est Europa e dal Nord Africa che, pur essendo giovani, a causa di vari problemi hanno già bisogno di sottoporsi a pratiche di fecondazione per restare incinte».
In particolare il professor Flamigni, suo vecchio "papà" scientifico, ha criticato il suo operato.
«La polemica con Flamigni è scattata dal punto di vista delle convinzioni: io ho sempre cercato di lavorare al fine di scoprire se c’è un modo di praticare la procreazione assistita rispettando tutte le coscienze morali dei soggetti coinvolti. La mia domanda, cioè è sempre stata: si può fare una forma di fecondazione extracorporea che dia dei bambini in mano ai pazienti senza produrre dissidi etici laceranti? In molti casi io dico di sì. E’ ovvio che non stia parlando dell’eterologa, che – oltretutto – qui non è mai stata praticata. Flamigni non ritiene di dover mandare il messaggio di un possibile uso routinario della tecnica di congelamento dei soli ovociti perché, dice, tuttora in corso di sperimentazione. Io invece sostengo che la sua sia una forma di mero conservatorismo scientifico, avendo già applicato questa tecnica da molti anni e su larga scala. Equivale a dire "a tavolino" che la legge 40 diminuisce le gravidanze, senza nemmeno avere controllato cosa si possa fare con queste norme, con quello che si ha».
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